Veronica: dall’Italia a Barcellona
La storia di Veronica Saba ci porta in Spagna, e più precisamente a Barcellona, la metropoli mediterranea dove si incontrano storia, lingue e movimenti sociali. Tra mare e montagne, Barcellona è una città vitale e piena di energia internazionale: si respira la quotidianità nelle piazze, ma si trova anche un ecosistema di istituzioni e progetti connessi all’Europa e al mondo. Per chi lavora nel settore sociale, può essere insieme un contesto professionalmente stimolante e un forte “reset” personale.
Passiamo alla nostra testimonianza. Veronica si presenta così:
“Ho studiato Politiche Sociali a Milano e il mio percorso è sempre stato intrecciato con ciò che mi sta più a cuore: migrazione, genere e intersezionalità. Ho lavorato in ruoli diversi – dai progetti europei al lavoro sul campo, fino alla formazione – cercando di tenere insieme professione, impegno sociale e politico.”
Un percorso professionale guidato dalla passione
Veronica consegue la laurea magistrale in Politiche Sociali a Milano nel 2015, con una tesi su violenza di genere e migrazioni. Subito dopo, lavora in un progetto europeo dedicato alla salute mentale dei minori non accompagnati. Durante quell’esperienza ottiene una borsa di dottorato che la porta a Trieste: qui svolge lavoro di campo in aree di frontiera e collabora con ONG impegnate nel settore delle migrazioni.
Concluso il dottorato, prosegue con attività sul territorio – anche come operatrice antitratta – e nel tempo si specializza sempre di più come formatrice sui temi di migrazione e genere, integrando metodologie partecipative e competenze maturate anche grazie all’attivismo. “Lavorare con le persone è bellissimo, ma può essere anche faticoso. Ho imparato tantissimo sul campo e, allo stesso tempo, ho capito che avevo bisogno di spazio per ripensare la mia direzione professionale – soprattutto perché volevo orientarmi di più verso la progettazione e la gestione di progetti, che avevo già sfiorato in passato senza riuscire a dedicarci davvero tempo.”
La scelta di Barcellona e l’uscita dalla zona di comfort
Dopo anni intensi, Veronica decide di prendersi un anno sabbatico: una pausa per rimettere in ordine priorità, energie e obiettivi. In quel periodo sente forte il bisogno di cambiare aria e di tornare in un contesto più grande, dinamico, “pieno di persone”. Barcellona diventa una scelta naturale: una città conosciuta grazie all’Erasmus, dove poteva contare su una familiarità iniziale con la lingua e con il contesto. “Anche se conosci una città, trasferirti resta un trasferimento. È comunque una migrazione – privilegiata, certo – ma significa ricostruire una rete, trovare luoghi sicuri, ripartire dentro un sistema nuovo.”
Nel novembre precedente al trasferimento, Veronica va a Barcellona per esplorare le opportunità e capire se ci fosse uno spazio adatto al suo profilo professionale. Allo stesso tempo, cerca un quadro che rendesse il passaggio più sicuro e sostenibile. Ed è qui che entra in gioco EURES TMS.
Come Veronica ha conosciuto EURES TMS
Veronica conosceva già EURES attraverso alcune amiche che avevano vissuto esperienze simili prima di lei. Quelle testimonianze l’hanno aiutata a vedere EURES TMS non come un “programma astratto”, ma come un supporto concreto per fare un passo avanti con maggiore struttura. “Sapevo di voler partire, ma non volevo farlo alla cieca. Avere alle spalle un progetto europeo e persone che ti guidano nei passaggi fa la differenza: rende tutto più sostenibile e reale.”
Il supporto delle EURES advisers
Durante tutto il percorso, Veronica viene seguita da EURES advisers che la accompagnano nelle scelte e nelle procedure: prima Miriam Del Bianco (fino a settembre), poi Ornella Ceschia.
“Con loro non mi sono mai sentita sola. All’inizio alcune cose non erano chiarissime — soprattutto su come si incastravano i vari strumenti del programma, ma il supporto continuo mi ha aiutata a capire cosa fare e quando.” L’accompagnamento riguarda passaggi pratici fondamentali: orientamento tra candidatura e inserimento, chiarimenti sulle procedure, introduzione ai benefit disponibili, dal supporto al colloquio alla formazione, fino al riconoscimento delle competenze.
Dalla candidatura all’arrivo: rendere concreto il trasferimento
Una volta entrata nel progetto, inizia la parte più operativa: incastri di tempi, documenti, definizione dei passaggi e preparazione al nuovo contesto. Per Veronica, ciò che conta è la struttura: non solo sul piano amministrativo, ma anche sul piano professionale.
“Non cambi solo lavoro: cambi cornice legale, procedure, modi di lavorare, persino il linguaggio delle politiche sociali. Avere un supporto mentre impari queste differenze è un enorme aiuto.”
I benefici utilizzati: formazione, recognition e sostegno pratico
Tra i benefit del programma, Veronica guarda soprattutto a quelli che rafforzano la capacità di muoversi bene nel nuovo sistema. Un benefit essenziale che si attiverà nel 2026 è quello che riguarda la formazione, il Training Programme. Un percorso metodologico sull’accoglienza e il supporto (con attenzione ad aspetti legali, psicologici e procedurali). Un passaggio utile per comprendere differenze tra Italia e Spagna e consolidare strumenti spendibili sul campo.
Recognition – riconoscimento delle competenze
È stato avviato anche il percorso di riconoscimento dei titoli ottenuti in Italia, importante per posizionare formalmente competenze ed esperienza all’interno del contesto del Paese ospitante (sapendo che, come spesso accade, può richiedere tempi tecnici).
Mobility / supporto alla mobilità
Il tema “casa” è cruciale nelle grandi città e Barcellona non fa eccezione. Per Veronica, un aiuto economico legato alle spese iniziali (alloggio e trasferimento) è stato un elemento concreto che ha inciso molto sulla fattibilità del passo.
“È un piccolo salvagente nel momento giusto. Quando arrivi, tra caparre, affitti, documenti e spostamenti, l’aiuto sulle prime spese può essere ciò che trasforma ‘mi piacerebbe’ in ‘posso farlo’.”
Vivere e lavorare a Barcellona: crescita sul campo e nella vita
A Barcellona, Veronica consolida competenze attraverso il lavoro diretto con persone e organizzazioni, ampliando allo stesso tempo la rete professionale in un ambiente internazionale. Sul piano personale, vivere in una città più grande significa nuove relazioni, nuovi spazi e la sensazione di ritrovare quell’energia sociale che cercava. “Costruire una rete nuova è un lavoro nel lavoro, ma è anche ciò che rende l’esperienza davvero ricca. Impari a orientarti di nuovo, a trovare i tuoi luoghi, a creare connessioni professionali e personali.”
Una lezione chiave: sicurezza, coraggio e apertura
Guardando indietro, Veronica descrive l’esperienza di mobilità con EURES TMS come un modo per uscire dalla zona di comfort senza perdere stabilità: uno spazio protetto in cui il rischio diventa più gestibile. “Per me è un’opportunità sicura per sperimentare davvero la mobilità internazionale, crescere professionalmente e tenere aperte più strade, anche la possibilità, un giorno, di tornare in Italia.”
Il consiglio di Veronica a chi sta pensando di partire
Chiudiamo l’intervista chiedendo a Veronica cosa direbbe a chi sogna di lavorare all’estero, ma è indeciso. “Non abbiate paura di fare il primo passo e non pensate di dover fare tutto da soli. Usate gli strumenti che esistono. EURES TMS è un salvagente: ti supporta concretamente, ti aiuta a capire il processo e rende il passaggio meno schiacciante. Se ci arrivi con curiosità e apertura, può davvero cambiare la prospettiva.”
E grazie, Veronica, per aver condiviso la tua esperienza con la nostra community!
Non abbiate paura di fare il primo passo e non pensate di dover fare tutto da soli. Usate gli strumenti che esistono. EURES TMS è un salvagente: ti supporta concretamente.
Veronica, Social Worker
Nome: Veronica
Da: Italia
Lavora in: Spagna



